La sede

Dalla sua fondazione e per alcuni anni la Schola Cantorum ha avuto sede nella Chiesa di Santo Spirito, ivi prestando servizio liturgico. La Chiesa, bell’esempio barocco della seconda metà  del ‘500, è collocata nel quarto di Capo D’Atri ed è altrimenti detta di Santa Rita per la notevole devozione secolare riservata alle spoglie della santa.

Sono seguite varie collocazioni, da locali di proprietà comunale attigui al Palazzo Ducale a quelli di proprietà dell’ex Fondazione Ricciconti, passando per edifici di proprietà privata, tutti posti nel centro storico.

Dal 2003 la Schola è ospite di un prezioso sito, ormai legato al suo nome ed alla sua attività: l’ex Chiesa di S. Andrea Apostolo, monumento trecentesco sito nel quarto di S. Giovanni (popolarmente detto di San Domenico), in Via Cardinale Cicada.

La via, fino al 1951 denominata dell’Orfanotrofio, fu cambiata in Giovan Battista Cicada, o più precisamente Cardinale Cicada, a dedica del benefattore dell’istituto collegiale ivi posto. Il porporato, nato nel 1510, fu Vescovo della diocesi di Alberga e della soppressa diocesi di Mariana, Vescovo di Sabina e da Cardinale titolare di San Clemente e Sant’Agata dei Goti.

Tutto l’edificio è opera scultorea di tipo romanico del primo decennio del Trecento del Maestro Rainaldo d’Atri e della sua scuola. La facciata, a pietre larghe e squadrate, a coronamento orizzontale, offre un bellissimo portale tipico della scuola atriana del Tardo Medioevo, della quale furono principali esponenti Rainaldo e Raimondo. In esso sono ripetuti  gli elementi del grande portale della Cattedrale. Sulla lunetta probabilmente c’era l’immagine dell’Apostolo titolare.

Purtroppo le due maestose teste di leone di pietra poste a guardia della porta ai lati del travetto, testimonianti lo stretto legame del sito con i Duchi D’Acquaviva (il cui stemma reca il leone rampante), sono stati sottratti una decina di anni da vili predoni d’arte.

L’interno è a croce greca, mentre la costruzione campanaria è di modesta dimensione, considerate le altre presenti nel centro storico della città.

L’interno fu arricchito nel Cinquecento di capi-altari del pittore Giov. Grancesco Appicciutoli e dell’orafo Valerio Ronci, che due anni dopo vennero indorati da Benedetto Romano, architetto per la ristrutturazione dell’Ospedale. Due tele dello stesso pittore vi vennero poste nel 1593.

La Chiesa dalla fondazione fu annessa all’adiacente duecentesco Ospedale dei Proietti e con esso passò in dono ai Duchi d’Atri, divenendo dote di P. Claudio Acquaviva, Preposito Generale della Compagnia di Gesù, che vi volle creare un collegio per la cittadina natale. Così Sant’Andrea rimase al lungo a servizio del Collegio dei Gesuiti, che di certo vi officiarono dal 1606 al 1767.  Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù, l’edificio e l’annessa Chiesa tornarono in possesso del Comune di Atri, che dopo varie vicende trasformarono il Collegio in Orfanotrofio Maschile, restaurandolo a fondo sotto il regime borbonico.

Successivamente, mentre nei locali dell’Orfanotrofio si stabilì per decenni una pregevole Scuola Comunale di Arti e Mestieri, la Chiesa di sant’Andrea perdeva gradualmente la sua funzionalità religiosa. Nella seconda metà del XX sec., non essendo ancora stata sottratta al culto, fu per qualche tempo officiata, in luogo della vicina Chiesa di S. Giovanni, per assicurare il servizio religioso ai residenti del quarto, che oltre alla Parrocchia (S. Maria) frequentavano la chiesa capoquarto.

Infine, spogliata di ogni arredo sacro rimase infine per diverso tempo inutilizzata, deposito di suppellettili ed in stato di semiabbandono. Finchè l’Amministrazione Comunale, riconoscendo alla Schola quanto operato nel campo musicale, portando il nome della Città in Italia ed all’estero, ha voluto concederle l’edificio per dotarla di un luogo adatto alle sue attività. Gli interventi operati dalla Schola nel sito, finalizzati a consentirne la fruibilità e l’adeguatezza alle attività corali e musicali, oggi aggiungono funzionalità al suo valore storico.